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GNU Free Documentation License Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Lucrezia_Borgia_%28opera%29 Cronologia/Autori: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Lucrezia_Borgia_%28opera%29&action=history Lucrezia Borgia (opera)Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Lucrezia Borgia è un'opera in un prologo e due atti composta da Gaetano Donizetti tra l'ottobre e il dicembre del 1833, su libretto di Felice Romani, tratto dall'omonima tragedia di Victor Hugo (1833). La prima rappresentazione ebbe luogo al Teatro alla Scala di Milano il 26 dicembre 1833. Il cast comprendeva Henriette Méric-Lalande, nei panni della protagonista, Marietta Brambilla, Francesco Pedrazzi, Luciano Mariani. Donizetti apportò modifiche alla partitura fino al 1840, inserendo nuove arie per i tenori Nikolaj Ivanov e Mario. Pur essendo stata regolarmente rappresentata sia nel XIX che nel XX secolo, è entrata stabilmente nel cosiddetto repertorio solo dopo la ripresa del 24 aprile 1933 nell'ambito del Maggio Musicale Fiorentino. Per Lucrezia, Donizetti scrisse due finali differenti; oggi vengono spesso eseguiti entrambi. Uno è l'aria del tenore "Madre se ognor lontano" e l'altro la cabaletta di Lucrezia "Era desso il figlio mio", che richiede al soprano un'ottima coloratura.
La censura [modifica]Quando l'opera di Donizetti fu rappresentata a Parigi nel 1840, Hugo si oppose all'utilizzo del titolo originale e ottenne un'ingiunzione contro ulteriori rappresentazioni. Il libretto venne quindi riscritto e reintitolato La Rinnegata, con i personaggi italiani cambiati in turchi. In questa forma l'opera andò in scena nel 1845. Il soggetto, per l'epoca assai scabroso, aveva d'altronde già subito pesanti interventi censori in Italia, che comportarono modifiche sostanziali al titolo, ai versi e alla trama. Di volta in volta Lucrezia Borgia divenne
La prima produzione in lingua inglese avvenne a Londra il 30 dicembre 1843. Nel secondo Novecento l'opera è stata un cavallo di battaglia di Montserrat Caballé - che la cantò la prima volta nel 1965 alla Carnegie Hall all'inizio della sua carriera - e di Joan Sutherland.
Trama [modifica]
Prologo [modifica]A Venezia, durante una festa. Gennaro e i suoi amici se la spassano (Bella Venezia! - Amabile!), E Gubetta esalta la corte di Ferrara e nomina Lucrezia Borgia. Tutti inorridiscono: il nome di Lucrezia è odiato da tutti, specialmente da Maffio, che racconta ancora una volta una avventura sua e di Gennaro (che, stanco di sentirla tutte le volte, si addormenta): durante la guerra di Rimini, i due giovani incontrarono un vecchio indovino che profetizzò la loro morte insieme, e di stare lontani dai Borgia (Fuggite i Borgia, o giovani...ov'è Lucrezia è morte!). Mentre tutti si allontanano, arriva su una gondola Lucrezia mascherata che ammira il bel volto di Gennaro dormiente, ignara degli avvertimenti di Gubetta che la invita a stare attenta, e dei due uomini mascherati (il Duca di Ferrara Alfonso suo marito e il fido Rustighello) che la osservano (Com'è bello, quale incanto). Gennaro si sveglia, e stupito dal bel volto di Lucrezia, le racconta la sua storia: fu abbandonato appena nato a dei pescatori, anche se ogni anno riceveva delle lettere dalla madre di cui non conosce il nome. Gennaro mostra a Lucrezia le lettere, ed ella si commuove. In quel momento rientrano gli amici di Gennaro, che, vedendo l'amico in compagnia della Borgia, svelano il suo nome (Maffio Orsini, signora son io). Gennaro, disgustato, si allontana da lei.
Atto I [modifica]A Ferrara. Il duca Alfonso e Rustighello spiano la
casa di Gennaro, e l'Estense ha chiare intenzioni di vendicarsi (Vieni, la
mia vendetta). Gli amici di Gennaro continuano a prenderlo in giro per
l'accaduto a Venezia. Gennaro mostra il suo disprezzo verso i Borgia
sfregiando lo stemma della casa di Lucrezia: al posto di BORGIA ora si
legge ORGIA.
Atto II [modifica]Alla festa della Negroni, Maffio tenta di sedurre la Principessa, ma non ci riesce e viene deriso da Gubetta: viene evitato per poco un duello, ma le dame scappano spaventate. A placare gli animi giunge un servo con un vino di Siracusa, che Gubetta non beve. Maffio intona un brindisi (Il segreto per esser felici), ma viene interrotto da dei suoni lugubri dall'esterno: una processione funebre. Le luci si spengono, e le porte si rivelano chiuse. Entra Lucrezia, che, trionfante, grida agli amici di Gennaro che si è vendicata dell'offesa recatale a Venezia, e indica per loro cinque tombe. Gennaro si mostra affermando che ne servirà una sesta, e Lucrezia inorridisce. Rimasti soli, Lucrezia lo implora di prendere l'antidoto, ma Gennaro rifiuta e vuole seguire gli amici nella tomba. La donna, disperata, gli rivela di essere sua madre proprio mentre muore. Alfonso e il suo seguito entrano, e Lucrezia addita il cadavere di Gennaro svelando a tutti che era sua figlio (Era desso il figlio mio) e sviene sul corpo del figlio.
Registrazioni [modifica]
Video [modifica]
Brani famosi [modifica]
Bibliografia [modifica]
Collegamenti esterni [modifica]
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